SEOZoom

AI Visibility

AI Visibility è lo strumento che ti permette di monitorare la presenza del tuo dominio a progetto nelle risposte AI e nelle AI Overview, collegando in una sola dashboard prompt, keyword, URL citate, motori coinvolti e scenario competitivo.

A differenza di GEO Audit e AEO Audit, che lavorano soprattutto sull’interpretazione del brand e sulla qualità della sua risposta nei motori AI, qui il focus è più operativo: leggi dove il dominio compare, per quali richieste, con quali pagine e contro quali competitor.

La dashboard principale raccoglie in un’unica vista tutti i dati utili per leggere la presenza del sito nelle AI.

Nella parte alta trovi subito i blocchi di sintesi che aiutano a orientarti:

  • AI Visibility: è l’indice sintetico della presenza del dominio nelle risposte AI.
  • Prompt totali: indica quanti prompt unici citano il dominio. Il totale esclude i duplicati presenti in più motori AI, quindi può risultare più basso della somma dei prompt suddivisi per singolo motore.
  • Distribuzione per motore AI: raccoglie la ripartizione della presenza del dominio tra AI Mode, ChatGPT, Perplexity e Gemini.
  • Competitor AI: restituisce i domini che ricorrono più spesso nei prompt di settore del sito analizzato e che occupano lo stesso spazio competitivo nelle risposte AI.
  • Social Platform: evidenzia le piattaforme social più presenti nei prompt di settore associati al dominio analizzato.
  • AI Overview: riassume le metriche principali legate alla presenza del sito nelle risposte AI di Google, con dati su keyword, menzioni, prima menzione, posizione media e visibilità.
  • Andamento: il grafico temporale ti permette di osservare come evolve la presenza del dominio nei diversi ambienti AI.

Questa prima schermata è la plancia generale del report: ti aiuta a capire subito se il dominio compare poco o molto, in quali motori si distribuisce meglio e quale contesto competitivo si forma intorno al sito.

La parte più importante da comprendere è che AI Visibility non usa un solo livello di analisi.

Nel caso di AI Overview, il report lavora su una logica keyword-based, perché la funzione è collegata alla presenza del dominio nelle AI Overview di Google, quindi in un ambiente ancora legato alla SERP classica.

Nel caso di AI Mode, ChatGPT, Perplexity e Gemini, invece, l’analisi è prompt-based: qui non stai leggendo parole chiave tradizionali, ma richieste complete formulate come domande o istruzioni, cioè il modo reale in cui gli utenti interrogano i motori generativi.

Questa differenza cambia radicalmente l’output del report e anche il lavoro che puoi fare sui dati.

AI Overview: la vista keyword-based

Quando selezioni la tab AI Overview, la tabella centrale lavora sulle keyword e ti mostra per ogni riga:

  • Keyword
  • Volume
  • Pos
  • Menzioni
  • Prima menzione
  • URL

Qui puoi quindi leggere per quali keyword il dominio entra nelle AI Overview di Google, con quale posizione e con quante menzioni.

Nel pannello laterale di destra trovi poi un approfondimento dedicato alla keyword selezionata, con metriche aggiuntive come:

  • volume
  • traffico stimato
  • variazione
  • visibility
  • KD
  • opportunity
  • stagionalità delle ricerche
  • riepilogo della presenza in AI Overview

Questa vista è particolarmente utile quando vuoi collegare la presenza del dominio nelle risposte AI di Google a un contesto ancora vicino alla search classica: keyword, volumi, posizione e URL.

AI Mode, ChatGPT, Perplexity e Gemini: la vista prompt-based

Quando entri in una delle altre tab, la struttura del report cambia. La tabella centrale non lavora più sulle keyword, ma sui prompt, e per ogni riga mostra:

  • Prompt
  • Posizione
  • URL

Qui l’unità di analisi non è più la parola chiave, ma la richiesta completa che attiva la risposta del motore AI.

È proprio in queste viste che AI Visibility diventa più vicino al funzionamento reale dei motori generativi. Per ogni prompt selezionato, il pannello di destra visualizza infatti:

  • la card della pagina coinvolta
  • un’anteprima della Risposta AI
  • l’elenco delle Fonti utilizzate

Dagli screen si vede chiaramente che questa parte del report cambia anche nella forma: in alcuni casi l’anteprima è soprattutto testuale, in altri include una componente visiva più marcata, come avviene in Perplexity. In tutti i casi, però, il pannello laterale permette di capire come il dominio entra nella risposta e insieme a quali altre fonti viene richiamato.

Questa distinzione è importante sul piano pratico.

Lavorare su AI Overview significa leggere la presenza del dominio in un ambiente collegato alle keyword e alla SERP di Google. Lavorare su AI Mode, ChatGPT, Perplexity e Gemini significa invece leggere la presenza del dominio nelle risposte generate a partire da prompt completi.

In pratica:

  • con AI Overview osservi una presenza più vicina alla logica SEO tradizionale
  • con i motori prompt-based osservi una presenza più vicina alla logica conversazionale e generativa degli LLM

Questa distinzione ti aiuta a usare meglio il report:

  • nella vista keyword-based puoi ragionare su volumi, posizioni e URL che entrano nelle Overview
  • nella vista prompt-based puoi ragionare su domande reali, risposte generate, citazioni e fonti concorrenti

AI Visibility è particolarmente utile quando vuoi:

  • capire se il tuo dominio compare nei motori AI e con quale intensità
  • individuare i prompt e le keyword che generano presenza
  • leggere quali URL del sito vengono richiamate più spesso
  • osservare come la presenza si distribuisce tra motori diversi
  • confrontare il dominio con competitor editoriali e piattaforme social
  • analizzare il contesto di citazione attraverso risposta AI e fonti utilizzate

È, in sostanza, lo strumento che trasforma la “presenza nelle AI” in una lettura operativa: non ti dice solo se il sito compare, ma ti permette di capire dove compare, in quale forma, con quali pagine e dentro quale contesto competitivo.

Analisi dei Competitor AI

Analisi dei competitor AI è lo strumento che mette il tuo brand a confronto con altri brand nel contesto dei motori generativi. Non parte dalle keyword in comune e non replica la logica del confronto SEO classico: qui il punto è capire come le AI leggono, distinguono e valutano le entità che inserisci, quali vantaggi riconoscono ai competitor e dove il tuo brand perde forza nella percezione, nella fiducia o nella capacità di essere scelto.

Lo strumento si apre con una modale iniziale in cui devi inserire il nome del brand e l’elenco dei competitor principali. Il confronto è il nucleo dell’analisi, quindi la scelta dei brand da includere incide direttamente sulla qualità del report. Non serve inserire competitor “organici” nel senso tradizionale del termine, ma i brand che l’AI potrebbe davvero considerare comparabili nello stesso spazio di mercato.

La prima parte del report offre una sintesi immediata del confronto. Qui trovi indicatori come Global Authority Score, Average Trust Index, Top Semantic Winner, il livello di affidabilità dell’analisi e la distribuzione della Market Share of Voice AI tra i brand confrontati. In pratica, questa schermata ti dice subito chi sta occupando più spazio nella narrazione generativa, quale brand risulta più forte sul piano semantico e se l’analisi ha raccolto abbastanza fonti per essere letta con fiducia.

Subito dopo la dashboard trovi una serie di card, una per ciascun brand analizzato. Ogni scheda serve a costruire un identikit comparativo attraverso più livelli di lettura. Il primo riguarda la forza dell’entità, con indicatori come Knowledge Graph Score, Citation Trust Index ed eventuale rischio di ambiguità. Il secondo entra nella dominanza semantica, mostrando i cluster principali che l’AI associa al brand. Il terzo legge la componente emotiva e reputazionale attraverso il sentiment forensics, cioè il modo in cui fiducia, entusiasmo, criticità o altre sfumature vengono attribuite al marchio. Infine compare anche una parte più operativa, legata alla capacità di essere referenziato nei sistemi di risposta, cioè la componente più vicina alla logica AEO. Queste card non vanno lette come schede isolate: servono per capire, a colpo d’occhio, dove un competitor è più forte e in quali aree il tuo brand risulta meno definito o meno credibile.

Una delle sezioni più utili del report è quella dedicata allo scontro diretto. Qui il sistema prende ogni competitor e prova a spiegare qual è il campo di battaglia reale: keyword research, backlink, content marketing, dati di mercato, visibilità europea, specializzazione locale o altri fattori. Accanto a questo, evidenzia il vantaggio competitivo del concorrente e propone una strategia di aggiramento raccomandata. È un passaggio importante perché sposta il report dal piano descrittivo a quello strategico. Non ti dice solo che i tuoi rivali sono percepiti come più forti su un certo ambito, ma prova a tradurre quel vantaggio in una direzione di lavoro: differenziare la narrativa, spostare il confronto su un terreno più favorevole, rafforzare la verticalità del brand o correggere i segnali che penalizzano la percezione AI.

Le indicazioni operative e correttive

Il report non si limita a confrontare la forza dei brand. Dedica anche una sezione ai rischi, ai dati obsoleti e ai falsi miti rilevati. Questa parte è utile perché aiuta a capire se una debolezza percepita nasce da un reale vantaggio del competitor oppure da informazioni datate, descrizioni sbagliate, semplificazioni ricorrenti o memorie distorte presenti nelle fonti. Il sistema cerca di far emergere ciò che sta inquinando la memoria AI del brand, così da trasformare il report in una base di lavoro per “pulire” la percezione e correggere la narrativa che circola attorno all’entità.

Accanto ai problemi, il report propone anche un blocco di azioni correttive. Qui non trovi soltanto un giudizio, ma indicazioni su che cosa fare per migliorare la percezione del brand rispetto ai competitor. È una lista ragionata di azioni operative: presidio delle risposte, attivazione di recensioni, rafforzamento degli UGC, miglioramento dei segnali positivi, interventi sui contenuti e sulla presenza del brand nelle fonti che alimentano la memoria AI. Il valore pratico dello strumento sta proprio in questo passaggio: trasformare un confronto astratto tra brand in un piano di lavoro per colmare il divario competitivo.

Nella parte conclusiva trovi una relazione tecnico-strategica completa. Questa sezione riprende i dati della dashboard e delle schede comparative, ma li organizza in forma discorsiva. È qui che il report costruisce una lettura più articolata del confronto: riassume le differenze tra i brand, spiega il senso dei punteggi, interpreta la posizione dei competitor e collega le criticità alle azioni da intraprendere. In ottica manualistica, questa parte va letta come il livello di sintesi avanzata del documento. Non sostituisce la dashboard iniziale, ma la completa e la rende leggibile anche per chi deve condividere l’analisi con il team o usarla come base per una decisione strategica.

Come leggere correttamente il confronto

Non interpretare il report come una classifica rigida. I risultati non dicono semplicemente “chi è migliore”, ma mostrano quale brand viene considerato più forte su certe aree e in quali punti il tuo è più fragile. Se il competitor domina sul piano semantico, il problema può essere di chiarezza identitaria. Se emerge un gap di fiducia, può esserci un tema di reputazione o di scarsa qualità delle fonti. Se il report segnala falsi miti o dati obsoleti, il lavoro non sarà sull’offerta ma sulla correzione della memoria AI. La lettura corretta, quindi, è comparativa e diagnostica: il valore non sta nel punteggio in sé, ma in ciò che quel punteggio ti permette di capire.

Questo strumento è particolarmente utile quando devi capire se il tuo brand viene davvero percepito come alternativo credibile rispetto a competitor più forti o più riconosciuti. È una funzione da usare in fase di audit strategico, di riposizionamento, di analisi competitiva o quando vuoi spiegare perché, nel contesto AI, un brand viene citato o preferito più spesso di un altro. In questo senso, il tool non sostituisce i classici strumenti competitor di SEOZoom: lavora su un altro piano. Qui non stai confrontando ranking, traffico o keyword in comune, ma la capacità del brand di esistere e imporsi nella lettura delle AI generative. Ed è proprio questo che lo rende utile come strumento di diagnosi avanzata per la SEO for AI.

Nota sui costi e aggiornamenti. L’analisi dei competitor AI è un’operazione a consumo che richiede l’interrogazione complessa di modelli AI in tempo reale su molteplici piattaforme. Ogni generazione di un nuovo report ha un costo fisso di 100 crediti, che viene scalato dal tuo credito AI. Il report generato resta salvato nello storico del tuo account per consultazioni future (senza costi aggiuntivi). Poiché le risposte delle AI sono dinamiche e cambiano in base ai nuovi contenuti pubblicati sul web, ti consigliamo tuttavia di lanciare periodicamente una nuova analisi (sostenendo il costo della nuova generazione) per monitorare i progressi della tua strategia.

AI Prompt Research

Prompt Research è lo strumento che parte da una domanda formulata in linguaggio naturale e ricostruisce il ventaglio di ricerche che i modelli generativi attivano per costruire la risposta. Non lavora come una keyword research tradizionale, che parte da una query per trovare correlate, ma come un’analisi del bisogno informativo espresso nel prompt. L’obiettivo è capire come una domanda viene scomposta in intenti, sotto-temi e cluster di ricerche, così da trasformare un input conversazionale in una mappa operativa utile per i contenuti, per la pianificazione e per il presidio delle risposte AI.

Nel lavoro SEO for AI questo passaggio è decisivo, perché i motori generativi non si limitano a cercare una sola corrispondenza diretta. Per comporre una risposta, attivano una serie di verifiche, di approfondimenti e di domande collaterali. Prompt Research rende visibile questa struttura e ti mostra su quali aree devi essere presente se vuoi coprire davvero il bisogno espresso dall’utente.

L’operazione interroga modelli AI in tempo reale: ogni generazione di ricerca ha un costo di 50 crediti, che viene scalato dal tuo credito AI.

L’ingresso nello strumento avviene da una modale iniziale in cui devi assegnare un nome alla ricerca e, se vuoi, una descrizione. Questo passaggio serve a costruire un archivio ordinato delle analisi già svolte. Ogni Prompt Research diventa infatti un contenitore autonomo, che puoi riaprire, aggiornare e usare come base di lavoro nel tempo.

Una volta creata la ricerca, accedi alla schermata operativa. Qui trovi il box in cui inserire il prompt da analizzare. Lo strumento è pensato per lavorare su domande realistiche, cioè formulate come farebbe davvero un utente in una conversazione con un assistente AI.

Un esempio concreto

Per capire bene come funziona Prompt Research, immaginiamo di partire da una domanda fuori dall’ambito SEO:

“Quali sono le città migliori da visitare in Italia ad aprile?”

Questa domanda, letta da un motore generativo, non viene trattata come una semplice query informativa. Il sistema deve capire se l’utente sta cercando clima, eventi, destinazioni romantiche, mete adatte alle famiglie, città d’arte, consigli low cost o località di mare. In altre parole, deve scomporre una richiesta apparentemente unica in un insieme di esigenze informative diverse.

È proprio questa scomposizione che Prompt Research restituisce in forma leggibile.

Dopo l’analisi, la prima parte della schermata mostra un riepilogo con alcuni dati sintetici: il numero di prompt presenti nella ricerca, il totale delle keyword generate, la distribuzione delle keyword per ambito e la rappresentazione degli intenti di ricerca. Questa fascia iniziale serve a darti subito una misura quantitativa del risultato.

Accanto ai box numerici trovi il Search intent summary, cioè una sintesi testuale dell’intento complessivo. Nel nostro esempio sul turismo in Italia ad aprile, questa parte spiega che l’utente si trova in una fase di esplorazione e confronto, cerca ispirazione, vuole valutare più possibilità e ha bisogno di contenuti che lo aiutino a capire non solo dove andare, ma anche quale tipo di esperienza sia più adatta ai suoi interessi.

Questa sintesi è utile perché ti restituisce il quadro generale prima di entrare nel dettaglio dei singoli cluster.

Gli ambiti di ricerca

Il cuore di Prompt Research è la classificazione per ambiti. Ogni analisi viene suddivisa in aree che rappresentano i principali filoni informativi attivati dal prompt. Nell’esempio mostrato in piattaforma, gli ambiti includono categorie come:

  • informational
  • valutazione e comparazione
  • fiducia e affidabilità
  • transactional
  • follow up

Queste etichette ti aiutano a capire da quale angolazione l’AI sta leggendo la domanda.

Nel caso del prompt sulle città da visitare in Italia ad aprile, l’ambito informational raccoglie i sotto-temi più introduttivi, come la comprensione del periodo, del clima o delle tipologie di destinazioni. L’ambito valutazione e comparazione entra invece nella logica della scelta: confrontare città d’arte e mete balneari, città economiche e città più esclusive, destinazioni per famiglie o per coppie. La sezione fiducia e affidabilità intercetta le domande che cercano rassicurazioni, conferme, opinioni o segnali di attendibilità. La parte transactional si avvicina alle richieste più vicine all’azione, per esempio la preparazione del viaggio, i costi o l’organizzazione pratica. Infine, il blocco follow up raccoglie le domande che nascono dopo una prima risposta e che accompagnano l’utente verso approfondimenti successivi.

Ogni ambito contiene uno o più box specifici. Questi box rappresentano sotto-famiglie di ricerche e mostrano tre elementi molto importanti.

Il primo è una breve descrizione del bisogno sottostante. Il sistema non si limita a elencare query: prova a spiegare quale intenzione reale unisce quel gruppo di domande.

Il secondo è l’elenco delle domande degli utenti, cioè una selezione di richieste coerenti con quel cluster. Sono domande già formulate in modo naturale e aiutano a capire come il bisogno può essere espresso in forme diverse.

Il terzo è il blocco dei Consigli per la creazione dei contenuti. Questo elemento è particolarmente utile perché trasforma il cluster in una traccia editoriale. I consigli non sono suggerimenti generici, ma indicazioni sul taglio da dare al contenuto, sugli aspetti da chiarire, sul tono della risposta e sulle informazioni che l’utente si aspetta di trovare.

Nell’esempio sul turismo, un consiglio di contenuto potrebbe suggerire di costruire una guida comparativa che distingua città per interessi, budget e clima, oppure di inserire riferimenti pratici per aiutare il lettore a scegliere tra mete simili. In questo modo il passaggio dal prompt al contenuto è molto più diretto.

Come e quando usare lo strumento

Il valore di AI Prompt Research sta nel fatto che traduce una domanda generica in una struttura informativa concreta. Nel lavoro quotidiano questo significa poter decidere con più precisione:

  • quali contenuti scrivere
  • quali sezioni aggiungere a un articolo già esistente
  • quali obiezioni o bisogni secondari coprire
  • quali cluster stanno davvero dietro a un prompt ad alto valore

Se torniamo all’esempio del viaggio in Italia ad aprile, il vantaggio pratico è immediato. Senza Prompt Research potresti scrivere un articolo unico e superficiale. Con l’analisi davanti, invece, vedi subito che la domanda contiene almeno cinque direzioni diverse: ispirazione, confronto, rassicurazione, organizzazione e follow up. Questo ti permette di costruire un contenuto più completo, o addirittura una mini-architettura editoriale che copra più nodi dello stesso bisogno.

Uno degli aspetti più utili dello strumento è la possibilità di trasferire i prompt generati dentro AI Prompt Tracker. In ciascun box di domande compare infatti il comando Aggiungi tutte. Cliccandolo, si apre una modale che ti consente di selezionare il progetto in cui importare il set di prompt.

Questo passaggio è importante perché trasforma una ricerca esplorativa in una base di monitoraggio. In pratica, usi Prompt Research per far emergere le domande rilevanti e poi le sposti in AI Prompt Tracker per verificare se il tuo sito viene citato, con quali pagine e in quali motori AI.

Ad esempio, potresti partire dal prompt generale sulle città da visitare in Italia ad aprile, ottenere le domande collaterali su clima, destinazioni per coppie, mete economiche o città per famiglie, e poi importarle in un progetto per monitorare la presenza del sito su quelle richieste specifiche.

È proprio in questo passaggio che si vede la differenza tra i due strumenti: Prompt Research serve a far emergere la struttura della domanda; AI Prompt Tracker serve a misurare la tua capacità di presidiare quella struttura nel tempo.

Prompt Research è utile ogni volta che devi partire da una domanda e trasformarla in una strategia di contenuto o di presidio. Funziona bene in fase di pianificazione editoriale, quando devi capire cosa c’è davvero dietro a un bisogno espresso in forma conversazionale. È altrettanto utile quando vuoi rafforzare un contenuto già pubblicato, perché ti mostra quali sotto-temi e quali follow up rischiano di mancare. Infine, è uno strumento prezioso anche in ottica SEO for AI, perché rende visibile la complessità delle domande che gli utenti fanno agli assistenti e ti permette di collegare la produzione dei contenuti al modo in cui quei sistemi costruiscono le risposte.

AI Wizard

AI Wizard è un generatore automatico di analisi strategiche, lo strumento che trasforma un singolo input — in un report completo, costruito sui dati reali presenti in SEOZoom.

Inserisci un dominio, una URL o una keyword e l’AI di SEOZoom genera un documento discorsivo costruito già organizzato per aiutarti a leggere il quadro, individuare le priorità e prendere decisioni più rapide.

Il suo valore sta qui: riduce tutto il lavoro preliminare che di solito accompagna ogni analisi. Invece di passare da una tabella all’altra per ricostruire andamento storico, pagine forti, keyword in crescita, opportunità immediate e dinamiche competitive, puoi partire da un documento già strutturato, pronto per essere usato come base di lavoro, condiviso con il team o presentato a un cliente.

Come funziona

L’utilizzo è diretto. Inserisci l’elemento che vuoi analizzare, scegli il tipo di report disponibile per quel contesto e avvii la generazione. AI Wizard legge i dati presenti in SEOZoom, li interpreta e li restituisce in forma discorsiva, con una sintesi ragionata dei punti più utili per l’analisi.

Il risultato non è un semplice elenco di metriche. Il report collega i dati, mette in evidenza criticità e opportunità, suggerisce priorità e ti aiuta a costruire una lettura più chiara del progetto. È particolarmente utile quando devi preparare un audit preliminare, un preventivo, una valutazione strategica o una base di partenza per un’attività di ottimizzazione.

In concreto, AI Wizard lavora su tre tipi di input: dominio, URL e keyword. In base a ciò che inserisci, SEOZoom ti propone una serie di report specifici.

Report disponibili per dominio

Se parti da un dominio, AI Wizard può generare analisi che ti aiutano a leggere lo stato di salute complessivo del sito, la sua evoluzione e il suo posizionamento competitivo.

  • Analisi SEO del Dominio (Executive Summary). Restituisce una panoramica completa delle performance del sito, confrontando i dati attuali con quelli del passato per definire in modo più chiaro lo stato del progetto.
  • Analisi della Concorrenza e Posizionamento di Mercato. Confronta il dominio con i principali competitor organici e aiuta a capire dove il sito è più forte, dove perde terreno e quali sono i gap più evidenti.
  • Analisi delle Nicchie Tematiche e Focus del Business. Legge la distribuzione tematica del sito per individuare i settori in cui è già autorevole e quelli in cui esiste un margine di crescita.
  • Analisi delle Pagine Migliori e Asset di Contenuti. Individua gli URL che generano più valore in termini di traffico, keyword e autorevolezza, mettendo in luce i contenuti che conviene proteggere, rafforzare o usare come modello.
  • Keyword Opportunity Analysis (Potenziale Inespresso). Si concentra sulle keyword più vicine alla prima pagina o già ben posizionate ma ancora migliorabili, evidenziando le opportunità di crescita più immediate.
  • Analisi Dinamica delle Performance (Keyword “Winners & Losers”). Ti aiuta a leggere i movimenti recenti del dominio, distinguendo le keyword in crescita da quelle in calo per capire dove intervenire con maggiore urgenza.

Report disponibili per URL

Se inserisci una singola pagina, AI Wizard ti restituisce una lettura più verticale, centrata sul rendimento del contenuto e sulle possibilità di ottimizzazione.

  • Audit Completo della Pagina e Analisi delle Performance. Valuta traffico, keyword, autorevolezza e struttura dell’URL per restituire un quadro chiaro della pagina e delle azioni più utili per migliorarla.
  • Report Intent Gap e Opportunità di Contenuto. Confronta la pagina con i competitor meglio posizionati e mette in evidenza i temi o le keyword che mancano per aumentare pertinenza e copertura.
  • Analisi Competitiva della SERP e Strategie di Sorpasso. Legge il contesto competitivo della query principale e suggerisce come rafforzare la pagina per guadagnare terreno rispetto agli altri risultati.
  • Report Quick Wins: Conquista la Prima Pagina. Individua le keyword in seconda pagina o in prossimità della top 10 e propone gli interventi più promettenti per ottenere risultati più rapidi.

Report disponibili per keyword

Se parti da una keyword, AI Wizard trasforma i dati di ricerca in una base strategica utile per i contenuti e per l’analisi della SERP.

  • Analisi Strategica della Keyword e Piano di Contenuti. Traduce volume, difficoltà e intento di ricerca in una traccia operativa per costruire il contenuto più adatto a presidiare quella query.
  • Analisi Competitiva della SERP e Strategia d’Attacco. Studia i primi risultati di Google per capire quanto è competitiva la SERP, quali segnali premia e dove esistono spazi reali di inserimento.
  • Piano Editoriale Topic Cluster per Dominare l’Argomento. Organizza la keyword in una struttura a cluster, individuando contenuto pilastro e sotto-argomenti da sviluppare per rafforzare l’autorevolezza tematica.
  • Report Volatilità SERP: Analisi Storica e Previsione di Opportunità. Confronta l’assetto della SERP nel tempo per capire se stai lavorando in un contesto stabile, già consolidato, oppure in uno scenario più dinamico e aperto a nuovi player.

AI Wizard è utile ogni volta che vuoi arrivare più velocemente alla parte strategica del lavoro. Funziona bene nelle analisi preliminari su nuovi domini, nella preparazione di audit e preventivi, nella valutazione di pagine da ottimizzare e nella pianificazione di contenuti basati su keyword specifiche.

Il vantaggio non sta nel sostituire il tuo giudizio, ma nel darti una base già ordinata, leggibile e coerente su cui ragionare. In questo modo riduci il tempo speso nella raccolta e nell’incrocio manuale dei dati e puoi concentrarti prima sulle decisioni.

AI Visibility: leggi la presenza del brand nei motori AI

AI Visibility è lo strumento che ti permette di monitorare la presenza del tuo dominio a progetto nelle risposte AI e nelle AI Overview, collegando in una sola dashboard prompt, keyword, URL citate, motori coinvolti e scenario competitivo.

A differenza di GEO Audit e AEO Audit, che lavorano soprattutto sull’interpretazione del brand e sulla qualità della sua risposta nei motori AI, qui il focus è più operativo: leggi dove il dominio compare, per quali richieste, con quali pagine e contro quali competitor.

La dashboard principale raccoglie in un’unica vista tutti i dati utili per leggere la presenza del sito nelle AI.

Nella parte alta trovi subito i blocchi di sintesi che aiutano a orientarti:

  • AI Visibility: è l’indice sintetico della presenza del dominio nelle risposte AI.
  • Prompt totali: indica quanti prompt unici citano il dominio. Il totale esclude i duplicati presenti in più motori AI, quindi può risultare più basso della somma dei prompt suddivisi per singolo motore.
  • Distribuzione per motore AI: raccoglie la ripartizione della presenza del dominio tra AI Mode, ChatGPT, Perplexity e Gemini.
  • Competitor AI: restituisce i domini che ricorrono più spesso nei prompt di settore del sito analizzato e che occupano lo stesso spazio competitivo nelle risposte AI.
  • Social Platform: evidenzia le piattaforme social più presenti nei prompt di settore associati al dominio analizzato.
  • AI Overview: riassume le metriche principali legate alla presenza del sito nelle risposte AI di Google, con dati su keyword, menzioni, prima menzione, posizione media e visibilità.
  • Andamento: il grafico temporale ti permette di osservare come evolve la presenza del dominio nei diversi ambienti AI.

Questa prima schermata è la plancia generale del report: ti aiuta a capire subito se il dominio compare poco o molto, in quali motori si distribuisce meglio e quale contesto competitivo si forma intorno al sito.

La parte più importante da comprendere è che AI Visibility non usa un solo livello di analisi.

Nel caso di AI Overview, il report lavora su una logica keyword-based, perché la funzione è collegata alla presenza del dominio nelle AI Overview di Google, quindi in un ambiente ancora legato alla SERP classica.

Nel caso di AI Mode, ChatGPT, Perplexity e Gemini, invece, l’analisi è prompt-based: qui non stai leggendo parole chiave tradizionali, ma richieste complete formulate come domande o istruzioni, cioè il modo reale in cui gli utenti interrogano i motori generativi.

Questa differenza cambia radicalmente l’output del report e anche il lavoro che puoi fare sui dati.

AI Overview: la vista keyword-based

Quando selezioni la tab AI Overview, la tabella centrale lavora sulle keyword e ti mostra per ogni riga:

  • Keyword
  • Volume
  • Pos
  • Menzioni
  • Prima menzione
  • URL

Qui puoi quindi leggere per quali keyword il dominio entra nelle AI Overview di Google, con quale posizione e con quante menzioni.

Nel pannello laterale di destra trovi poi un approfondimento dedicato alla keyword selezionata, con metriche aggiuntive come:

  • volume
  • traffico stimato
  • variazione
  • visibility
  • KD
  • opportunity
  • stagionalità delle ricerche
  • riepilogo della presenza in AI Overview

Questa vista è particolarmente utile quando vuoi collegare la presenza del dominio nelle risposte AI di Google a un contesto ancora vicino alla search classica: keyword, volumi, posizione e URL.

AI Mode, ChatGPT, Perplexity e Gemini: la vista prompt-based

Quando entri in una delle altre tab, la struttura del report cambia. La tabella centrale non lavora più sulle keyword, ma sui prompt, e per ogni riga mostra:

  • Prompt
  • Posizione
  • URL

Qui l’unità di analisi non è più la parola chiave, ma la richiesta completa che attiva la risposta del motore AI.

È proprio in queste viste che AI Visibility diventa più vicino al funzionamento reale dei motori generativi. Per ogni prompt selezionato, il pannello di destra visualizza infatti:

  • la card della pagina coinvolta
  • un’anteprima della Risposta AI
  • l’elenco delle Fonti utilizzate

Dagli screen si vede chiaramente che questa parte del report cambia anche nella forma: in alcuni casi l’anteprima è soprattutto testuale, in altri include una componente visiva più marcata, come avviene in Perplexity. In tutti i casi, però, il pannello laterale permette di capire come il dominio entra nella risposta e insieme a quali altre fonti viene richiamato.

Questa distinzione è importante sul piano pratico.

Lavorare su AI Overview significa leggere la presenza del dominio in un ambiente collegato alle keyword e alla SERP di Google. Lavorare su AI Mode, ChatGPT, Perplexity e Gemini significa invece leggere la presenza del dominio nelle risposte generate a partire da prompt completi.

In pratica:

  • con AI Overview osservi una presenza più vicina alla logica SEO tradizionale
  • con i motori prompt-based osservi una presenza più vicina alla logica conversazionale e generativa degli LLM

Questa distinzione ti aiuta a usare meglio il report:

  • nella vista keyword-based puoi ragionare su volumi, posizioni e URL che entrano nelle Overview
  • nella vista prompt-based puoi ragionare su domande reali, risposte generate, citazioni e fonti concorrenti

AI Visibility è particolarmente utile quando vuoi:

  • capire se il tuo dominio compare nei motori AI e con quale intensità
  • individuare i prompt e le keyword che generano presenza
  • leggere quali URL del sito vengono richiamate più spesso
  • osservare come la presenza si distribuisce tra motori diversi
  • confrontare il dominio con competitor editoriali e piattaforme social
  • analizzare il contesto di citazione attraverso risposta AI e fonti utilizzate

È, in sostanza, lo strumento che trasforma la “presenza nelle AI” in una lettura operativa: non ti dice solo se il sito compare, ma ti permette di capire dove compare, in quale forma, con quali pagine e dentro quale contesto competitivo.

Analisi dei competitor AI, il confronto competitivo nelle risposte AI

Analisi dei competitor AI è lo strumento che mette il tuo brand a confronto con altri brand nel contesto dei motori generativi. Non parte dalle keyword in comune e non replica la logica del confronto SEO classico: qui il punto è capire come le AI leggono, distinguono e valutano le entità che inserisci, quali vantaggi riconoscono ai competitor e dove il tuo brand perde forza nella percezione, nella fiducia o nella capacità di essere scelto.

Lo strumento si apre con una modale iniziale in cui devi inserire il nome del brand e l’elenco dei competitor principali. Il confronto è il nucleo dell’analisi, quindi la scelta dei brand da includere incide direttamente sulla qualità del report. Non serve inserire competitor “organici” nel senso tradizionale del termine, ma i brand che l’AI potrebbe davvero considerare comparabili nello stesso spazio di mercato.

La prima parte del report offre una sintesi immediata del confronto. Qui trovi indicatori come Global Authority Score, Average Trust Index, Top Semantic Winner, il livello di affidabilità dell’analisi e la distribuzione della Market Share of Voice AI tra i brand confrontati. In pratica, questa schermata ti dice subito chi sta occupando più spazio nella narrazione generativa, quale brand risulta più forte sul piano semantico e se l’analisi ha raccolto abbastanza fonti per essere letta con fiducia.

Subito dopo la dashboard trovi una serie di card, una per ciascun brand analizzato. Ogni scheda serve a costruire un identikit comparativo attraverso più livelli di lettura. Il primo riguarda la forza dell’entità, con indicatori come Knowledge Graph Score, Citation Trust Index ed eventuale rischio di ambiguità. Il secondo entra nella dominanza semantica, mostrando i cluster principali che l’AI associa al brand. Il terzo legge la componente emotiva e reputazionale attraverso il sentiment forensics, cioè il modo in cui fiducia, entusiasmo, criticità o altre sfumature vengono attribuite al marchio. Infine compare anche una parte più operativa, legata alla capacità di essere referenziato nei sistemi di risposta, cioè la componente più vicina alla logica AEO. Queste card non vanno lette come schede isolate: servono per capire, a colpo d’occhio, dove un competitor è più forte e in quali aree il tuo brand risulta meno definito o meno credibile.

Una delle sezioni più utili del report è quella dedicata allo scontro diretto. Qui il sistema prende ogni competitor e prova a spiegare qual è il campo di battaglia reale: keyword research, backlink, content marketing, dati di mercato, visibilità europea, specializzazione locale o altri fattori. Accanto a questo, evidenzia il vantaggio competitivo del concorrente e propone una strategia di aggiramento raccomandata. È un passaggio importante perché sposta il report dal piano descrittivo a quello strategico. Non ti dice solo che i tuoi rivali sono percepiti come più forti su un certo ambito, ma prova a tradurre quel vantaggio in una direzione di lavoro: differenziare la narrativa, spostare il confronto su un terreno più favorevole, rafforzare la verticalità del brand o correggere i segnali che penalizzano la percezione AI.

Le indicazioni operative e correttive

Il report non si limita a confrontare la forza dei brand. Dedica anche una sezione ai rischi, ai dati obsoleti e ai falsi miti rilevati. Questa parte è utile perché aiuta a capire se una debolezza percepita nasce da un reale vantaggio del competitor oppure da informazioni datate, descrizioni sbagliate, semplificazioni ricorrenti o memorie distorte presenti nelle fonti. Il sistema cerca di far emergere ciò che sta inquinando la memoria AI del brand, così da trasformare il report in una base di lavoro per “pulire” la percezione e correggere la narrativa che circola attorno all’entità.

Accanto ai problemi, il report propone anche un blocco di azioni correttive. Qui non trovi soltanto un giudizio, ma indicazioni su che cosa fare per migliorare la percezione del brand rispetto ai competitor. È una lista ragionata di azioni operative: presidio delle risposte, attivazione di recensioni, rafforzamento degli UGC, miglioramento dei segnali positivi, interventi sui contenuti e sulla presenza del brand nelle fonti che alimentano la memoria AI. Il valore pratico dello strumento sta proprio in questo passaggio: trasformare un confronto astratto tra brand in un piano di lavoro per colmare il divario competitivo.

Nella parte conclusiva trovi una relazione tecnico-strategica completa. Questa sezione riprende i dati della dashboard e delle schede comparative, ma li organizza in forma discorsiva. È qui che il report costruisce una lettura più articolata del confronto: riassume le differenze tra i brand, spiega il senso dei punteggi, interpreta la posizione dei competitor e collega le criticità alle azioni da intraprendere. In ottica manualistica, questa parte va letta come il livello di sintesi avanzata del documento. Non sostituisce la dashboard iniziale, ma la completa e la rende leggibile anche per chi deve condividere l’analisi con il team o usarla come base per una decisione strategica.

Come leggere correttamente il confronto

Non interpretare il report come una classifica rigida. I risultati non dicono semplicemente “chi è migliore”, ma mostrano quale brand viene considerato più forte su certe aree e in quali punti il tuo è più fragile. Se il competitor domina sul piano semantico, il problema può essere di chiarezza identitaria. Se emerge un gap di fiducia, può esserci un tema di reputazione o di scarsa qualità delle fonti. Se il report segnala falsi miti o dati obsoleti, il lavoro non sarà sull’offerta ma sulla correzione della memoria AI. La lettura corretta, quindi, è comparativa e diagnostica: il valore non sta nel punteggio in sé, ma in ciò che quel punteggio ti permette di capire.

Questo strumento è particolarmente utile quando devi capire se il tuo brand viene davvero percepito come alternativo credibile rispetto a competitor più forti o più riconosciuti. È una funzione da usare in fase di audit strategico, di riposizionamento, di analisi competitiva o quando vuoi spiegare perché, nel contesto AI, un brand viene citato o preferito più spesso di un altro. In questo senso, il tool non sostituisce i classici strumenti competitor di SEOZoom: lavora su un altro piano. Qui non stai confrontando ranking, traffico o keyword in comune, ma la capacità del brand di esistere e imporsi nella lettura delle AI generative. Ed è proprio questo che lo rende utile come strumento di diagnosi avanzata per la SEO for AI.

Nota sui costi e aggiornamenti. L’analisi dei competitor AI è un’operazione a consumo che richiede l’interrogazione complessa di modelli AI in tempo reale su molteplici piattaforme. Ogni generazione di un nuovo report ha un costo fisso di 100 crediti, che viene scalato dal tuo credito AI. Il report generato resta salvato nello storico del tuo account per consultazioni future (senza costi aggiuntivi). Poiché le risposte delle AI sono dinamiche e cambiano in base ai nuovi contenuti pubblicati sul web, ti consigliamo tuttavia di lanciare periodicamente una nuova analisi (sostenendo il costo della nuova generazione) per monitorare i progressi della tua strategia.

AI Prompt Research: scomponi i prompt per orientare la copertura dei contenuti

Prompt Research è lo strumento che parte da una domanda formulata in linguaggio naturale e ricostruisce il ventaglio di ricerche che i modelli generativi attivano per costruire la risposta. Non lavora come una keyword research tradizionale, che parte da una query per trovare correlate, ma come un’analisi del bisogno informativo espresso nel prompt. L’obiettivo è capire come una domanda viene scomposta in intenti, sotto-temi e cluster di ricerche, così da trasformare un input conversazionale in una mappa operativa utile per i contenuti, per la pianificazione e per il presidio delle risposte AI.

Nel lavoro SEO for AI questo passaggio è decisivo, perché i motori generativi non si limitano a cercare una sola corrispondenza diretta. Per comporre una risposta, attivano una serie di verifiche, di approfondimenti e di domande collaterali. Prompt Research rende visibile questa struttura e ti mostra su quali aree devi essere presente se vuoi coprire davvero il bisogno espresso dall’utente.

L’operazione interroga modelli AI in tempo reale: ogni generazione di ricerca ha un costo di 50 crediti, che viene scalato dal tuo credito AI.

L’ingresso nello strumento avviene da una modale iniziale in cui devi assegnare un nome alla ricerca e, se vuoi, una descrizione. Questo passaggio serve a costruire un archivio ordinato delle analisi già svolte. Ogni Prompt Research diventa infatti un contenitore autonomo, che puoi riaprire, aggiornare e usare come base di lavoro nel tempo.

Una volta creata la ricerca, accedi alla schermata operativa. Qui trovi il box in cui inserire il prompt da analizzare. Lo strumento è pensato per lavorare su domande realistiche, cioè formulate come farebbe davvero un utente in una conversazione con un assistente AI.

Un esempio concreto

Per capire bene come funziona Prompt Research, immaginiamo di partire da una domanda fuori dall’ambito SEO:

“Quali sono le città migliori da visitare in Italia ad aprile?”

Questa domanda, letta da un motore generativo, non viene trattata come una semplice query informativa. Il sistema deve capire se l’utente sta cercando clima, eventi, destinazioni romantiche, mete adatte alle famiglie, città d’arte, consigli low cost o località di mare. In altre parole, deve scomporre una richiesta apparentemente unica in un insieme di esigenze informative diverse.

È proprio questa scomposizione che Prompt Research restituisce in forma leggibile.

Dopo l’analisi, la prima parte della schermata mostra un riepilogo con alcuni dati sintetici: il numero di prompt presenti nella ricerca, il totale delle keyword generate, la distribuzione delle keyword per ambito e la rappresentazione degli intenti di ricerca. Questa fascia iniziale serve a darti subito una misura quantitativa del risultato.

Accanto ai box numerici trovi il Search intent summary, cioè una sintesi testuale dell’intento complessivo. Nel nostro esempio sul turismo in Italia ad aprile, questa parte spiega che l’utente si trova in una fase di esplorazione e confronto, cerca ispirazione, vuole valutare più possibilità e ha bisogno di contenuti che lo aiutino a capire non solo dove andare, ma anche quale tipo di esperienza sia più adatta ai suoi interessi.

Questa sintesi è utile perché ti restituisce il quadro generale prima di entrare nel dettaglio dei singoli cluster.

Gli ambiti di ricerca

Il cuore di Prompt Research è la classificazione per ambiti. Ogni analisi viene suddivisa in aree che rappresentano i principali filoni informativi attivati dal prompt. Nell’esempio mostrato in piattaforma, gli ambiti includono categorie come:

  • informational
  • valutazione e comparazione
  • fiducia e affidabilità
  • transactional
  • follow up

Queste etichette ti aiutano a capire da quale angolazione l’AI sta leggendo la domanda.

Nel caso del prompt sulle città da visitare in Italia ad aprile, l’ambito informational raccoglie i sotto-temi più introduttivi, come la comprensione del periodo, del clima o delle tipologie di destinazioni. L’ambito valutazione e comparazione entra invece nella logica della scelta: confrontare città d’arte e mete balneari, città economiche e città più esclusive, destinazioni per famiglie o per coppie. La sezione fiducia e affidabilità intercetta le domande che cercano rassicurazioni, conferme, opinioni o segnali di attendibilità. La parte transactional si avvicina alle richieste più vicine all’azione, per esempio la preparazione del viaggio, i costi o l’organizzazione pratica. Infine, il blocco follow up raccoglie le domande che nascono dopo una prima risposta e che accompagnano l’utente verso approfondimenti successivi.

Ogni ambito contiene uno o più box specifici. Questi box rappresentano sotto-famiglie di ricerche e mostrano tre elementi molto importanti.

Il primo è una breve descrizione del bisogno sottostante. Il sistema non si limita a elencare query: prova a spiegare quale intenzione reale unisce quel gruppo di domande.

Il secondo è l’elenco delle domande degli utenti, cioè una selezione di richieste coerenti con quel cluster. Sono domande già formulate in modo naturale e aiutano a capire come il bisogno può essere espresso in forme diverse.

Il terzo è il blocco dei Consigli per la creazione dei contenuti. Questo elemento è particolarmente utile perché trasforma il cluster in una traccia editoriale. I consigli non sono suggerimenti generici, ma indicazioni sul taglio da dare al contenuto, sugli aspetti da chiarire, sul tono della risposta e sulle informazioni che l’utente si aspetta di trovare.

Nell’esempio sul turismo, un consiglio di contenuto potrebbe suggerire di costruire una guida comparativa che distingua città per interessi, budget e clima, oppure di inserire riferimenti pratici per aiutare il lettore a scegliere tra mete simili. In questo modo il passaggio dal prompt al contenuto è molto più diretto.

Come e quando usare lo strumento

Il valore di AI Prompt Research sta nel fatto che traduce una domanda generica in una struttura informativa concreta. Nel lavoro quotidiano questo significa poter decidere con più precisione:

  • quali contenuti scrivere
  • quali sezioni aggiungere a un articolo già esistente
  • quali obiezioni o bisogni secondari coprire
  • quali cluster stanno davvero dietro a un prompt ad alto valore

Se torniamo all’esempio del viaggio in Italia ad aprile, il vantaggio pratico è immediato. Senza Prompt Research potresti scrivere un articolo unico e superficiale. Con l’analisi davanti, invece, vedi subito che la domanda contiene almeno cinque direzioni diverse: ispirazione, confronto, rassicurazione, organizzazione e follow up. Questo ti permette di costruire un contenuto più completo, o addirittura una mini-architettura editoriale che copra più nodi dello stesso bisogno.

Uno degli aspetti più utili dello strumento è la possibilità di trasferire i prompt generati dentro AI Prompt Tracker. In ciascun box di domande compare infatti il comando Aggiungi tutte. Cliccandolo, si apre una modale che ti consente di selezionare il progetto in cui importare il set di prompt.

Questo passaggio è importante perché trasforma una ricerca esplorativa in una base di monitoraggio. In pratica, usi Prompt Research per far emergere le domande rilevanti e poi le sposti in AI Prompt Tracker per verificare se il tuo sito viene citato, con quali pagine e in quali motori AI.

Ad esempio, potresti partire dal prompt generale sulle città da visitare in Italia ad aprile, ottenere le domande collaterali su clima, destinazioni per coppie, mete economiche o città per famiglie, e poi importarle in un progetto per monitorare la presenza del sito su quelle richieste specifiche.

È proprio in questo passaggio che si vede la differenza tra i due strumenti: Prompt Research serve a far emergere la struttura della domanda; AI Prompt Tracker serve a misurare la tua capacità di presidiare quella struttura nel tempo.

Prompt Research è utile ogni volta che devi partire da una domanda e trasformarla in una strategia di contenuto o di presidio. Funziona bene in fase di pianificazione editoriale, quando devi capire cosa c’è davvero dietro a un bisogno espresso in forma conversazionale. È altrettanto utile quando vuoi rafforzare un contenuto già pubblicato, perché ti mostra quali sotto-temi e quali follow up rischiano di mancare. Infine, è uno strumento prezioso anche in ottica SEO for AI, perché rende visibile la complessità delle domande che gli utenti fanno agli assistenti e ti permette di collegare la produzione dei contenuti al modo in cui quei sistemi costruiscono le risposte.